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Donne che amano la tecnologia: Da Ada Lovelace a Lisa Simpson

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«Quando eravamo piccoli a lui regalavano i videogame, a me le bambole» ha raccontato Randi Zuckerberg, sorella del più famoso Mark, fondatore di Facebook. Forse è uno dei motivi per cui nel XXI secolo da più parti si ritiene ancora che la tecnologia non sia «una cosa da donne». È uno stereotipo, certo ma duro a morire. In Europa solo nove sviluppatori su cento sono donne e «Quando eravamo piccoli a lui regalavano i videogame, a me le bambole» ha raccontato Randi Zuckerberg, sorella del più famoso Mark, fondatore di Facebook. Forse è uno dei motivi per cui nel XXI secolo da più parti si ritiene ancora che la tecnologia non sia «una cosa da donne». È uno stereotipo, certo ma duro a morire. In Europa solo nove sviluppatori su cento sono donne e in questo campo appena il 19 per cento dei manager è di sesso femminile contro il 45 in altri settori dei servizi. Anche nella fortunata Silicon Valley, teoricamente all’avanguardia dell’eguaglianza digitale, alcune storie di discriminazione hanno conquistato le pagine dei giornali. Ma non mancano le vicende di successo: Marissa Mayer a capo di Yahoo, Sheryl Sandberg direttore operativo di Facebook, Parisa Tabriz, responsabile di Chrome. E da noi Benedetta Arese Lucini, General Manager di Uber in Italia, Francesca Romano di Atooma, fra le startup italiane più apprezzate anche all’estero, Veronica Diquattro di Spotify e Laura Mirabello di Deezer... In queste pagine raccontano le loro esperienze e la loro via al successo, in una carrellata di testimonianze che ispira e conquista.


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«Quando eravamo piccoli a lui regalavano i videogame, a me le bambole» ha raccontato Randi Zuckerberg, sorella del più famoso Mark, fondatore di Facebook. Forse è uno dei motivi per cui nel XXI secolo da più parti si ritiene ancora che la tecnologia non sia «una cosa da donne». È uno stereotipo, certo ma duro a morire. In Europa solo nove sviluppatori su cento sono donne e «Quando eravamo piccoli a lui regalavano i videogame, a me le bambole» ha raccontato Randi Zuckerberg, sorella del più famoso Mark, fondatore di Facebook. Forse è uno dei motivi per cui nel XXI secolo da più parti si ritiene ancora che la tecnologia non sia «una cosa da donne». È uno stereotipo, certo ma duro a morire. In Europa solo nove sviluppatori su cento sono donne e in questo campo appena il 19 per cento dei manager è di sesso femminile contro il 45 in altri settori dei servizi. Anche nella fortunata Silicon Valley, teoricamente all’avanguardia dell’eguaglianza digitale, alcune storie di discriminazione hanno conquistato le pagine dei giornali. Ma non mancano le vicende di successo: Marissa Mayer a capo di Yahoo, Sheryl Sandberg direttore operativo di Facebook, Parisa Tabriz, responsabile di Chrome. E da noi Benedetta Arese Lucini, General Manager di Uber in Italia, Francesca Romano di Atooma, fra le startup italiane più apprezzate anche all’estero, Veronica Diquattro di Spotify e Laura Mirabello di Deezer... In queste pagine raccontano le loro esperienze e la loro via al successo, in una carrellata di testimonianze che ispira e conquista.

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